coro_idica


Vai ai contenuti

Repertorio M° Dubiensky

Prodotti

Riteniamo sia giusto e doveroso dare spazio ad alcune delle numerose composizioni che il M° Kurt Dubiensky creò per il Coro Idica che, per bocca dei figli, era tra le attenzioni prioritarie della sua vita. Sono composizioni ispirate dalla montagna e dalla sua gente, dalla tradizione e dai suggerimenti degli amici.



BIVACCO SULLE CRODE

Canto alla Val Bondione
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Lume lontano che si spegnerà
la notte resterà,
il Serio veglierà,
ma poi la luna lentamente
fra le stelle a cento sorgerà
e del bivacco spento,
quel tenue raggio argento,
sì dolce nell'incanto
i prodi veglierà. Dirà, dirà!

Culla i tuoi sogni bell'alpino,
la Valle veglia ognor
sul tuo bivacco ha il cuor
Fiocchi di nebbia salgono
le creste come fate meste sù,
leggenda del torrente,
eterna nel racconto,
che sale come un canto
i prodi ad allietar.
Lassù, lassù.

Quando l'aurora sul profil del monte
il cielo tingerà,
i cuori veglierà
come cristalli il Serio scenderà
la muta valle 'a ridestar
Ohilì ohilé, ohilì ohilé,
Valle di Bondion.






MADONNINA DEI CAMPELLI

Testo di Tomaso Pizio
Musica di Kurt Dubiensky

Ave Maria, Madre del Cielo
Ave Maria, Ave.

Sono solo, nel silenzio,
le montagne sono mute,
il mio cuore vuol morire
la mia mente vuol pregare.

Madonnina Madonnina,
tu che sfiori queste cime
Madonnina Madonnina,
aiutami, aiutami.

Ave Maria, Madre del Cielo
Ave Maria, Ave.

Cade una lacrima
sul fiore d'erica
e nulla resterà della felicità.

La mia voce, non ha suono
s'è perduta tra i venti
e non voglio ricordare
chi non volle il mio amore.

Madonnina, Madonnina,
tu che sfiori queste cime
Madonnina Madonnina,
aiutami, aiutami.

Ave Maria,
Madre del Ciel
Ave Maria, Ave.


ACQUE MONTANE
Canto alle acque del Gleno
Spunto letterario di Giacomo Tait
Testo e musica di Kurt Dubiensky


Su nell’alta valle, tra i rododendri in fior,
variopinto muschio fa lode al Creator.
Corron come perle i ruscelletti al sol
formano collane limpide lassù

ma un giorno il valligiano
quelle acque imbrigliò
in un muro di cemento
quei ruscelli imprigionò.

Ferme acque, non v’inquietate,
sotto il cielo che sta quassù,
questi monti che rimirate
sono amici a tu per tu.

Nella quieta notte, un boato risuonò
e un immenso getto la valle inondò,
trascinando genti, arbusti e casolar
senza mai fermarsi e senza pietà.

Fu fatale al valligiano
ma ben presto ritornò
con indomito coraggio
quella furia dominò.

ECO SUI MONTI

Testo e musica di Kurt Dubiensky

Vieni con me Ninetta
sui monti noi andrem,
soli sull’alta vetta
un eco sentirem.

Un eco sentiremo
sfiorare i nostri cuore
su nel ciel sereno
il canto dell’amor.

Il canto dell’amore
con l’eco scenderà
giù nella valle in fiore
cuor mio t’aspetterà.

Aspetterà il mio cuore
quel giorno che all’altar
mi dirai di sì, amore,
sui monti voglio andar.

Sui monti a primavera
quel sì risuonerà
e nella pace vera
fino al sole giungerà.

L'ULTIMA SCALATA

Testo e musica di Kurt Dubiensky

Dov’è la neve, là c’è il tuo viso
dov’è il vento, là la tua croce,
dov’è il ghiaccio, làc’è il tuo corpo.
Ride la tua gioia nella roccia;
e ride il tuo ricordo nei giorni semplici
di bimbi boliviani felici
che già ti furono amici.

Da quegli abissi, sempre gelati,
sale il tuo canto, gaio e stonato,
ma mai nessuno coprirà l’urlo
della madre affranta nell’attesa;
e niente può lenire l’ira impotente
di chi ti vide un giorno morire
che già ti furono amici.

Piange la voce dei tuoi compagni,
piange il ricordo di quel dolore,
pascoli al sole t’accoglieranno
sotto il cielo dove tu sei nato;
asciughi il suo calore le nostre lacrime
frustate dai silenzi ghiacciati
che già ti furono amici.

LO SCALATOR DEL CIELO

Canto del rocciatore
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Là nel Trentin, fra boschi e prati in fiore,
tra gli alti pini e rupi rosse al sol,
vivea Tonin, un giovin rocciatore,
la sua passion eran le cime
e le stelle alpine.

All’albeggiar lasciava la capanna
fra i casolar vicino alla montagna
e nel cantar felice un motivetto
le bianche cime conquistava,
ohè, l’orgoglio in petto.

Fu fatal quel triste giorno
la tempesta s’infuriò,
ei non fece più ritorno
ed in cielo se ne andò.

E su nel ciel, far gli angeli in volo,
fra i bianchi vel, Tonin non è più solo;
tutte le stelle son stelle alpine,
tutte le nubi son cime,
ohè, a lui vicine.
Guarda lassù lo scalator del ciel.

SULLE RIVE DEL LAGO MAGGIORE

Testo e musica di Kurt Dubiensky

Sulle rive del Lago Maggiore
linde case si specchiano al sol
c'è nell'aria un profumo di rose
e gli uccelli cinguettano in vol.

Abbracciato dai monti d'intorno
nei colori d'un grande pittor
nella brezza si cullano l'onde
sussurrando un invito all'amor.

La barca va e porta a te
il mio pensier ti voglio ben, oh e.

Vieni con me Verbanesina
in riva al lago vieni a cantare
in quest'incanto che avvicina
le nostre voci nell'intimità.

Quando a sera s'accendon le stelle
mille luci si vedon brillar
bianche cime che fan sentinelle,
splendon mute nel chiaro lunar.

Una musica vibra sull'onde
colma i cuori di felicità
e carezza le italiche sponde
con amore che mai finirà.

La barca va e porta a te
il mio pensier ti voglio ben, oh e.

Vieni con me Verbanesina
sul nostro lago vieni a vogare
tu del Ticino sei regina
la nostra vita più bella sarà.

Sulle rive del Lago Maggiore
noi canterem con te.

VERDE VALLE

Canto della Valle di Scalve
Testo e musica di Kurt Dubienski

Noi della verde valle
dei montanari siam
ed all'orobia alpe
corona noi facciam.
Abbiam nei nostri cuori
la gioia di cantar
ed un bicchier di vino
noi non lo rifiutiam.

Lungo le verdi rive
la valle noi seguiam
dalle alte vette
felici salutiam.
Abbiam lo sguardo fiero
la semplicità
ed una stella alpina
per chi la chiederà.

Appena spunta l'alba
silenti ce ne andiam
ci attende alla miniera
il duro lavorar.
Ma quando vien la sera
vicino al focolar
nostra donna accanto
felici noi sognam.

Sognam la bianca valle
che il sole bacerà
e su le alte cime
la neve brillerà.
Ma dopo il lungo inverno
nei prati sboccerà
la primavera in fiore
e ci risveglierà.

LA ROSA DEI MONTI

Canto alla Città di Clusone
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Din don dan, don, dan
din don dan, don, dan
din don dan, don, dan.

Una rosa su un verde cuscino
di rugiada bagnata al mattino
circondata dai monti
dove sgorgano limpide fonti.
Tutti attorno i paesi vicini
fra gli alberi e i fiori alpini,
sembran petali d’accarezzare,
uno sguardo e non puoi scordare.

Oh, oi-la-oh, oi-la-oh, oi-la-oh.
Eterni ghiacciai dispersi nel blu,
capanne e nevai lontani lassù.

Campanile che guardi severo
ancorato al monte Cimiero;
nel tuo cielo fra le ali
le campane son corali.
Nella piazza appare d’incanto
l’orologio che è il nostro vanto,
segna tutte le ore più strane,
chiama genti da terre lontane.

Allegre le fanciulle danzano
e i giovanotti cantano
e verso i monti si propagano
la gioia e l’amor.

Su danziam, su danziam
su cantiam, su cantiam,
su danziam, su cantiam
con tanto amor.

Una rosa d’amor.

MARGHERITA

Lamento di un soldato
Testo e musica di Kurt Dubienski

Ventisei gennaio del quarantatrè
gelid la steppa e un alpino che
sotto il bianco manto, prima di morire,
implorava un nome nell'ultimo suo dire.

Oh, fanciulla dei vent'anni miei,
son ferito ma ricordo che,
bella Margherita, gioia della vita,
muoio, ma rivivo la mia gioventù.

Le mie lacrime son baci
che alleviano il dolore,
la ferita più non conta
nello strazio dell'amor, amore.

Bianca Margherita, sposa mia amata,
muoio, ma rivivo quegli attimi con te...

Non si ode un canto, non una preghiera,
e neppure il pianto di chi si dispera;
soffia la tormenta, sul suo corpo il ghiaccio
che la bianca morte stringe in un abbraccio.

Madre mia dei vent'anni miei,
son ferito ma ricordo che,
dolce Margherita, mamma mia adorata,
muoio ma rivedo quei tristi occhi tuoi.

Son disperso nella steppa, senza tomba,
senza croce, sulla terra calpestata
che non dà nemmeno un fior, fiore.

Gaia Margherita, fior della mia vita,
muoio, ma rivedo i bei colori tuoi.

LA VAL GANDINO

Testo e musica di Kurt Dubiensky

È quasi l’alba. Una culla tra i monti.
Coperta d’azzurro, dorme la valle.

Il canto del gallo. È un altro giorno
È un altro giorno

Sorge il sole, si sveglia il valligiano,
pronto il telaio, è il pane quotidiano.
L’anziano a messa. il fabbro all’officina,
i bimbi a scuola, le donne in cucina.

La Val Gandino, verde e fiorita,
riprende ancora la sua vita.

Corron le ore, dietro al lavoro,
grida di bimbi, rondini in volo.
L’eco del vespro, già annuncia la sera,
nel cuor la chimera, tace il cantiere.

Il bimbo al suo seno, viso di donna
dolce e sereno.

Tramonta il sole, dietro a quella duna,
spunta da Pizzo, bianca la luna.
Che ingelosita da tanta luce e fari,
guarda la chiesa lucente al suo pari.
Cala la notte, brillan le stelle,
scivola il Ronna, nella sua culla.

Con sé portando, al Serio vicino,
gioie e tristezze della Val Gandino.

QUANDO SALIRAI LASSÙ

Canto di montagna
Tratto liberamente da una poesia di Pietro Oprandie musica di Kurt Dubiensky

Lontano, sotto un cielo di fuoco,
cade un alpino dagli occhi blu,
con mano tremante ma ancora forte
toglie dal petto la stella colta lassù.

Rivede in un velo di nebbia
Il suo paese che sembra lì,
in mezzo ai prati, là nella valle
ed il suo amore che lui non rivedrà più

Quando salirai lassù
più in alto, in alto ancora,
comprenderai cos’è il mio amore
per questi monti, per questi fiori:
quando salirai lassù
più in alto, in alto ancora,
mi pare ancora di rivedere mia madre
ed il mio amore.

Con gli occhi già bagnati di pianto,
un suo compagno lo vede lì,
raccoglie sul corpo di quell’amico
l’ultimo vanto la stella colta lassù.

Ricorda che al suo paese
Sabato sera lo incontrò
In quell’osteria in allegria
Ma questo è un sogno che non ritornerà più.

PREGHIERA DELLA GUIDA ALPINA

Alla memoria di Carlo Nembrini, guida alpina bergamascae musica di Kurt Dubiensky

Inginocchiato, giunte le mani,
prego Iddio che domi i Titani.
Dio delle vette, dei gelidi venti,
dei nostri passi incerti, erranti,
Tu dai pericoli guidaci il pié.

Vigile l'occhio, il cuore franco,
fa che il mio piede non sia mai stanco,
che il mio sforzo non sia vano
e che domare io possa il Titano.

Dio delle cime - di folli bufere
dei nudi massi - lucenti giganti
dal tuo altare - arresta il franar.

Vigile l'occhio, il cuore franco,
fa che il mio piede non sia mai stanco,
che il mio sforzo non sia vano
e che domare io possa il Titano.

Dio delle valli - dei cupi burroni
dei nostri canti - concerti vibranti
erompa un cantico - per te d'amor.

Vigile l'occhio, il cuore franco,
fa che il mio piede non sia mai stanco,
che il mio sforzo non sia vano
e che domare io possa il Titano.


ESTASI

(Zusammen Hand in Hand)
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Nei miei ricordi di fanciullo,
una montagna è viva in me
la cima come un campanile
svaniva quasi su nel ciel.

Ricordo ancor la prima volta
quando salì fino lassù
il mio cuore batteva forte
e non potrò scordarlo più.

Godere l’estasi d’un alba splendida
sentire il fascino che sai donare tu, mia felicità

sole e vento ti accarezzano,
bianche cime di neve brillano,
verdi boschi intorno cantano,
acque chiare da te zampillano.

In una piccola casetta
per quanti giorni io sognai,
ma il tempo poi passò in fretta
fui grande e l’abbandonai.

Ma con le membra mie stanche
un giorno a lei ritornerò
per dirle che io l’amo ed anche
che presso di lei resterò

Io voglio vivere, per rivederti ancor
Per ritrovare in te la mia felicità

RIFUGIO ALPINO

Testo e musica di Kurt Dubiensky


Su l’alta vetta che par sfiorare il cielo
c’è una casetta posta tra neve e gelo.

Oh, rifugio di montagna,
oh ristoro degli alpin.

Oh montagna degli alpin,
tu conosci i nostri amori che ci spingono a salir.

L’alpin cantando sempre più in alto sale
mentre rombando s’appressa il temporale.

IL CRISTO DELLA VALLE

Da uno spunto poetico di Luigi Castelli
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Su quel sentier tra i monti – din don -
tra verdi pini e prati incolti
v’è un crocefisso,
il capo chino sulle spalle – din don -
è il Cristo della valle.

Con la sua faccia sconsolata,
guarda il passante dall’aria spensierata,
che d’uno sguardo non lo degna in viso
e non si accorge che è già in Paradiso.

Padre nostro che sei nei cieli.
Ma chi nel cuore ha la passione
per la montagna e la sua pace immane,
davanti al Cristo alza una preghiera,
fa che ritorni ancora questa sera.

E sale nella vallata – din don –
sulla parete immacolata,
a denti stretti, per conquistare l’alta vetta – din don –
sa che il Cristo della valle aspetta.

Padre nostro che sei nei cieli.
Coglie al ritorno, tra le rocce una stella alpina
là sola ed audace, lo sguardo in alto ed il cuore in pace
e la depone ai piedi della croce.

Sui monti – din don –
tra verdi pini e prati incolti
anche di notte,
il capo chino sulle spalle – din don -
veglia il Cristo della valle.

Padre nostro che sei nei cieli.

QUEL GIORNO DI MARZO

Ai caduti della Presolana
Testo e musica di Kurt Dubiensky

Quel giorno di marzo partiste al mattino
cantava la vita nei volti felici.
Dall’erto sentiero si spande sommessa
la dolce cadenza dei passi pesanti

Vi guarda la vetta, vi guarda la croce
negli occhi c’è il sole che s’alza per voi.

La roccia ripete con eco infinito
le frasi gridate nell’aria che vibra.
La corda vi stringe con tenero abbraccio,
nel cuore la luce, l’amore per lei.

Attese la morte che già vi aspettava,
vi avvolse di bianco, vi prese con sé.

La pace discese sui corpi assopiti,
si spense la luce sui volti stupiti.
La luna vi colse avvinti alla roccia
che fredda vegliava pregando per voi.

Sei tu Presolana, crudele assassina
Dei nostri fratelli che prendi con te.

TRAMONTO AL GRAN SASSO

Testo e musica di Kurt Dubiensky

L’ultimo sole tra le rocce d’oro
È una favilla
Ogni filo d’erba e in ogni fiore
È chiusa una scintilla
Come fosse la gemma di un tesoro.

L’acqua d’argento cola stilla a stilla
Giù dalle rocce
E spumeggiante scende di sasso in sasso,
di sasso in sasso.
Nella valle le campane in coro
Come sorelle si chiamano tra loro
E in lontananza brilla il mare.

Intorno a vette accese pare
Che diano la scalata al cielo
Dove vola un’aquila con l’ali stese.

Nella pace solenne della sera
Che scende lieve come una preghiera

Tutta la terra, pare una preghiera
Tutta la terra pare una preghiera

IL CANTO DELLE STAGIONI

Testo e musica di Kurt Dubiensky

La primavera dipinge la valle di smeraldo,
senza fine svaniscono le cime all’orizzonte.

Le montagne appena uscite dall’inverno
cambiando il bianco manto risplendono tra mille colori.

I prati sono giovani gioisce il montanaro

L’estate con i picchi come braccia stese al sole
è un invito al rocciatore,
sono sbocciati i fiori ed il profumo è vivo.

Allegre suonano le campane e come tante dolci carezze
con un sorriso belle fanciulle offrono a tutti frutti di bosco

Il montanaro paziente, egli attende la nuova vita

L’autunno veste di nuovo i monti
variopinte foglie gialle compongono uno splendido mosaico.

Già le nebbie risalgono i clivi ed il vento che lieve accarezza
sussurra tra i rami dei pini.

Che restano impassibili slanciati verso il cielo

Riposa la natura nella quiete della sera.
Par di udire un gran silenzio,
come se fosse stanca la nostra amata terra

Sotto la neve dorme l’inverno, ma sulle cime brillan cristalli,
il montanaro attende paziente, egli attende la nuova vita.

STELLA ALPINA

Da uno spunto poetico di Luigi Castelli
Testo e musica di Kurt Dubiensky


Solo, arrampicando sulle rocce, scorsi all’improvviso un bianco fiore,
mosso dalla brezza mattutina, della rugiada tratteneva ancor le gocce.

L’impegno
La visione mi penetrò nel cuore che batteva forte per l’impegno
su quella lunga ed irta via che tanti avean salito per amore.

Stella alpina, dolce fiore dalla pelle vellutata, tu sei bella tra le rocce
e per te c’è chi muore.

Quando piove ed infuria la tormenta, io ti penso e vorrei tornare.

Dalla vetta scesi vincitore, mi fermai davanti a quel fiore,
privi i suoi petali di gocce, lei sorrideva in tutto il suo splendore.

T’ho accarezzata con le mani, eri fredda in quel dì di nebbia,
t’ho scaldata con una promessa, a ritrovarti tornerò domani.

INNO ALLA VALLE SERIANA

Libero adattamento del testo di una poesia del poeta clusonese Benedetto Prina (1885), musica di Kurt Dubiensky

Bella irrigua e gioconda che il Serio inonda,co' suoi cento gioghi,selve coronate,
in collinette apriche’Orobia Alpe circonda.

Deh! O cara Vallequi vegno sempre a ristorarstanche forze e a rallegrar lo spirto
nell'ineffabil risola vergin natura.là!

In quest'aere vivaceche de' fioretti alpini,porta le fragranzepastorel il canto,sur un greppo assisoal suo gregge accanto.

Deh! O cara Valle
come d'augelli uno stuol
casti pensieri si levan di repenteil volo
er il cielo infinito.là!

Onde io quasi rapitoletizia in seno
che m'inondi il corebene mai sognato,speranza arcananel mio segreto.

Deh! O Valseriana,posso almeno ritrovar
la vera pace che fra il mondan tumulto
l’inquieto spirto cercaognor sempre invano.
Oi là, là!

LA PRESOLANA

Canto di montagna
Spunto letterario di Giancarlo Taite musica di Kurt Dubienski

Al gh'è sö 'n sima a la « Al Seriana »
öna bèla e cara montagna;
l'è öna còrna maestusa
l'è l'orobica curuna,
a l'è '1 vanto montanar.

Tra i forcc Alpin tè sét la piö amadamia bela, o bela Presolana
coi tò fiur tè sét pressiusacol sul tè sét radiusa'n tè pöl piè scordà.

Tra i tò nèbbie tè sét misteriusa,
'n d'i tò parécc tè sét insidiusa;, l'inveren, bianca e püra,nòst sul sèmper tè basa,
olta e fiera sö 'n del ciel.

Ma quando ü dé, in tèra forestéra,è regorde con tanta nostalgia:
l'aqua frèsca de la gròta,
che dè töcc a l'è la méta,
mé vorès turnà de té.


LA BALLATA DEL SEBINO

Testo e musica di Kurt Dubienski

Sebino, magnifico Lago
te gh’è sènto culur
söi rie tò bèle che svago
per scècc e pescadur.

Inturen te gh’è i montagne
e i coline del vì
e da la tò sima
l’ comensa la Val Camonica

ma coss’éla ‘sta montagna
che la salta sö dal lac
coi so pracc e la campagna
coi sö ca al sul e al vac.

L’è l’isola, l’isola, l’isola
l’isola, l’isola, l’isola
del lac.

Sebino, che lac,
che belèssa
circundat dè bei fiur
per tance te sét contentéssa;
ne parlém dei pitur!

Söi verdi pendii
i castegne i e la gioia de töcc
e vers i piö olte montagne
la Val Camonica

Ma coss’è la ‘sta caàgna
che la va a zig e zag
e la sumna la zizania
spaventando i pess del lac.

L’è l’onnibus, l’onnibus, l’onnibus
l’onnibus, l’onnibus, l’onnibus
del lac.

Ma coss’èl chèl laur lè
Bötat sura ‘l fiöm de l’Oi,
la ‘n do’l nost fradel bresà
a l’ vé per strinse la mé ma?

L’è put Barcot, put Barcot, put Barcot
put Barcot, put Barcot, put Barcot.

Home Page | Presentazione | Attività 2011 | Attività scorsi anni | Prodotti | Contatti | Album | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu